Properzia de Rossi: la scultrice Bolognese

Nata nel 1490 la vita di Properzia de’ Rossi è celata ai più, conosciuta per voce altrui tra travagliati amori, forte passioni, invidie dei colleghi e soprattutto per la scultura, l’aspra arte negata alle donne.

ritratto-di-properzia-de-rossiNata a Bologna, figlia di un notaio, Properzia ottenne l’educazione canonica di una donna del rinascimento, studiando musica, arte, danza, poesia e letteratura classica. Le sue doti artistiche nel disegno e nella pittura erano già evidenti in giovane età, non si sa però quando e per quale motivo scatenante prese avvio la sua passione per la scultura, sappiamo solo che intorno al 1520 partecipa alla gara per la decorazione dell’altare del santuario della Madonna del Baraccano di Bologna.

La voce di una donne scultrice suscitò curiosità all’epoca, aggiunto alla sua effettiva bravura nell’arte scultorea, ricevette diverse commissioni e in molti apprezzarono il suo operato, Vasari stesso la elogia dicendo:

“Properzia de’ Rossi da Bologna, giovane virtuosa, non solamente nelle cose di casa, come l’altre, ma in infinite scienzie, che non che le donne, ma tutti gli uomini l’ebbero invidia”.

Proprio Vasari ci racconta alcuni fatti salienti della giovane Properzia, fatti non verificabili ma che testimoniano le dicerie dell’epoca, fatti riguardanti un amore non corrisposto dell’artista per Antonio Galeazzo Malvasia, che causò un sentimento di frustrazione che poteva essere solo espresso dalla scultura e che avrebbe portato alla realizzazione del suo capolavoro: “Giuseppe e la moglie di Putifarre”. Vasari scrisse: “Ella finì, con grandissima maraviglia di tutta Bologna, un leggiadrissimo quadro, dove (perciocché in quel tempo la misera donna era innamoratissima d’un bel giovane, il quale pareva che poco di lei si curasse) fece la moglie del maestro di casa del Faraone, che innamoratasi di Iosep, quasi disperata del tanto pregarlo, a l’ultimo gli toglie la veste d’attorno con una donnesca grazia e più che mirabile. Fu questa opera da tutti riputata bellissima et a lei di gran soddisfazione, parendole con questa figura del Vecchio Testamento avere isfogato in parte l’ardentissima sua passione”.

Non si sa quanto sia vero ciò che racconta il Vasari, dagli atti del processo dell’epoca infatti, si accusa Properzia di essere una “concubina” ossia che aveva intrecciato una relazione amorosa e forse conviveva con un uomo sposato, quel Antonio Galeazzo che forse, secondo alcune congetture, agevolò l’ingresso dell’artista nella fabbrica di San Petronio.

Fatti che vivono nel mistero, l’unica cosa certa è la destrezza dell’artista scultrice, i cui busti divennero noti nella penisola e la cui bravura le permise di lavorare alla facciata ovest di San Petronio, nel periodo dal 1525 e il 1526,  realizzando alcune dei suoi lavori più ricercati e famosi come appunto il  “Giuseppe e la moglie di Putifarre”.

La sua abilità va di pari passo con la sua vita tumultuosa e appassionata, ella venne infatti accusata di aver danneggiato la proprietà di un vicino e di aver graffiato la faccia di un artista suo avversario. Properzia fu una donna forte che non voleva piegare la testa e che lottava per la sua arte anche a fronte dell’invidia e del discredito che i suoi colleghi maschi.properzia_de_rossi_giuseppe_e_la_moglie_di_putifarre

Nonostante la sua fama e le sue importanti commissioni, morì all’apice del successo, di peste nel 1530, senza parenti o amici al suo capezzale. Vasari racconta che ella morì il giorno in cui Clemente VII arrivò a Bologna per incoronare Carlo V e apprese con grande rammarico della scomparsa della scultrice che avrebbe voluto incontrare.

Properzia de’ Rossi è un caso raro di donna scultrice, arte considerata maschile, e perciò fortemente discriminata dai colleghi. Lo stesso Vasari sebbene la apprezzasse, concorda nel definire la scultura come un’arte esclusivamente maschile, in cui le donne non dovrebbero cimentarsi. Sarà anche per il credo dell’epoca, ma anche raccontando dell’episodio del rilievo di San Petronio, egli ritiene che un’artista, sebbene di talento, non può sfuggire alla sua fragile natura femminile, riferendosi probabilmente alla diceria comune al tempo, secondo la quale le donne sarebbero affetta da “melanconia”.

I fatti però raccontano altro, parlano di una donna istruita, forte, che non si è fermata davanti a nulla e che scelse la strada più dura per affermarsi e raggiungere vette che altri mai toccarono. Una vita piena di passione, una donna forte come il marmo che lavorava con tanto ardore. 

 

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