Gli occhi della rivoluzione: Tina Modotti

Tina Modotti e Frida Kahlo
Foto di Tina Modotti_ Frida Kahlo e Chavela Vargas – immagine da equilibrarte.com

Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini, meglio conosciuta al pubblico come Tina Modotti, classe 1896, fotografa e attrice nata a Udine.

Figlia di operai con affiliazioni socialiste, Tina ha il DNA del migrante e fin da piccolissima viaggia con i genitori in cerca di prospettive di lavoro migliori. Lei stessa a dodici anni lavora come operaia in una filanda per aiutare la famiglia e si dice che sia stato lo zio Pietro Modotti, fotografo, a trasmetterle la passione per la macchina fotografica e a impartirle i primi elementi della fotografia.

Nel 1913 segue il padre a San Francisco. L’America dona alla giovane Tina tantissimo, inizia la sua carriera di attrice di cinema con il film “The tiger’s Coat”. In America incontra e sposa il suo primo amore, l’artista Robo e grazie a lui conosce il fotografo Edward Weston di cui lei sarà modella e amante.

Il marito scoprendo la relazione, decide di trasferirsi in Messico e quando Tina decide di raggiungerlo, è ormai troppo tardi, era già morto a causa del vaiolo. Qui la decisione di prendere in mano la sua vita, lasciarsi alle spalle tutto e di stabilirsi in Messico con Weston.

Tina Modotti-DONNA-CON-BANDIERA
Foto tratte da wikipedia Contributo fondamentale del: http://www.comitatotinamodotti.it/

Il Messico fa trasparire l’anima politica e militante di Tina, lei e il compagno si avvicinano agli ambienti comunisti e conoscono artisti militanti del calibro di Frida Kahlo. Nel 1927 si iscrive al partito comunista e inizia la sua fase intensa di militanza, le sue foto sono su tutti i giornali e diventa fotografa di fama internazionale. Con Weston apre uno studio fotografico, ricevono importanti commissioni  e in questo periodo, Tina diventa la fotografa ufficiale del movimento muralista messicano che ha tra i suoi adepti anche Diego Rivera. Nel 1929 si apre la sua mostra pubblicizzata come la prima mostra fotografia rivoluzionaria in Messico.

Le sue foto sono un successo, Tina è attiva nel partito e intreccia relazioni amorose con diversi membri di spicco. Il clima politico però è in continuo fermento e nel 1930 le organizzazioni comuniste vengono messe fuorilegge e Tina viene espulsa dal Messico. Si imbarca per l’Olanda insieme ad un altro militante, Antonio Vidali e con lui raggiunge prima Berlino poi Mosca. Abbandona temporaneamente la fotografia per militare nel Soccorso Rosso e si unì alla polizia segreta sovietica. Quando scoppio la guerra civile in Spagna, lei e Vidali si uniscono alle Brigate Internazionali e vanno in Spagna, assumono degli pseudonimi e Tina lavora negli ospedali e si dedica all’attività politica e culturale. Dopo il collasso del movimento repubblicano, si trova ricercata ed in pericolo, scappa con Vidali e torna in Messico.

Morì pochi anni dopo, ne 1942 a Città del Messico colta da infarto su un taxi mentre tornava a casa da una cena. La sua morte generò molti sospetti, si ipotizzò un omicidio ad opera di Vidali.  Pablo Neruda, indignato dalle polemiche anche alla morte dell’artista, scrisse una poesia a lei dedicata e pubblicata in tutti i giornali che dice:

Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella.

La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova veste di semente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.

Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
d’acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.

Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l’anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.

Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non arrivi l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai tranquilla.

Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?
Non odi un passo fermo di soldato nella neve?
Sorella, sono i tuoi passi.

Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri si disperdano,
verranno a vedere quelli d’una volta, domani,
là dove sta bruciando il tuo silenzio.

Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorni i canti della tua bocca
nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.

Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
polverose, qualcosa si mormora e passa,
qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
qualcosa si desta e canta.

Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra,
col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
Perché non muore il fuoco.”

Tina Modotti, "Le mani del burattinaio", Città del Messico, oggi conservata al Minneapolis Institute of Art negli USA - https://collections.artsmia.org/index.php?page=detail&id=3366, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44228232
Tina Modotti, “Le mani del burattinaio”, Città del Messico, oggi conservata al Minneapolis Institute of Art negli USA
https://collections.artsmia.org/index.php?page=detail&id=3366, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44228232

La sua morte lasciò un profondo vuoto nella storia e tra chi la conobbe. Dopo la sua scomparsa, arrivò l’inesorabile oblio dovuto alla mancanza di valorizzazione di una donna artista e attivista politica e dovuto anche alla politica del tempo, l’influenza del maccartismo e della caccia alle streghe che celò le sue fotografie di spiccato valore per la causa comunista. Arte e politica si sono fuse e hanno guidato la vita di della Modotti fino alla sua morte, la sua esistenza è diventata parte integrante della cultura messicana.

 

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