Fontana - Autoritratto alla spientta con fantesca, 1577Nacque il 24 agosto 1554 a Bologna, Lavinia Fontana, l’antesignana delle donne madri che lavorano, ottenendo successo sia come artista che come madre, una vita dura fatta di lavoro fuori e dentro casa, una vita segnata anche dal lutto, ella infatti ebbe bel 11 figli di cui 8 morirono prematuramente. Una vita che le diede e tolse molto ma che mai fece la fece demordere.

Donna colta e sicura di sé, la fortuna di Lavinia, come per altre sue colleghe artiste, fu quella di avere un padre artista, in questo caso Prospero Fontana che la iniziò all’arte permettendole di frequentare e studiare nella sua bottega. Nonostante la grande bravura della giovane Fontana, poter essere figlia d’arte è qualcosa di molto importante considerando che alle fanciulle era vietato lo studio dell’arte in accademia o bottega a meno che non trovassero un maestro privato.

Nella bottega del padre Lavinia non solo apprende l’arte ma conosce anche le personalità artistiche di spicco dell’epoca tra cui Parmigianino, il Veronese, Sofonisba Anguissola e i Carracci.

I forti pregiudizi del periodo non limitarono il genio delle donne artiste e non limitarono di certo Lavinia che riuscì a rendere il ritratto, un genere pittorico considerato di levatura minore, il suo tratto distintivo.

A 25 anni venne chiesta in sposa al pittore Giovan Paolo Zappi. Lei acconsentì al matrimonio solo a patto di poter continuare a dipingere, cosa a cui il futuro marito e suocero acconsentirono dato la bravura di Lavinia e la mediocrità artistica di suo marito. Ben presto egli infatti divenne il suo assistente e lavorarono insieme.

A Bologna raggiunse la fama e a Roma la consolidò, diventando la protetta di Papa Gregorio XXIII, eseguendo svariate commissioni per il papa e il suo entourage, i nobili romani della corte e di diplomatici assumendo l’appellativo di “Pontificia Pittrice”.Fontana - Minerva in atto di abbigliarsi, 1613

La sua bravura era consolidata come anche la sua immagine di donna virtuosa e di rigore morale, dare un’immagine positiva di sé era fondamentale per l’epoca e questo le permise di ottenere anche commissioni di dipinti a soggetto sacro e mitologico, cosa che era solitamente preclusa alle donne artiste. Alcuni di questi dipinto come il “San Francesco che riceve il Bambin Gesù dalla Vergine” o “Minerva in atto di abbigliarsi” divennero famosissimi già all’epoca.

Il suo tratto distintivo però rimase sempre il ritratto, le donne di corte scalpitavano per avere un ritratto della pittrice bolognese, così abile nel raffigurare i lineamenti delle persone e così minuziosa nella cura dei particolari soprattutto nella raffigurazione degli abiti, ornamenti e acconciature.

Morì a Roma nell’agosto del 1614, le sue opere sono tuttora esposte al pubblico dei più grandi musei italiani e del resto del mondo.

Una donna forte capace di realizzare opere di grandissimo valore, riuscì a lavorare su diversi generi pittorici, fare opere pubbliche e private e cimentarsi anche nella scultura nonostante tutti i pregiudizi di una società maschilista. Una donna coraggiosa e integerrima, che senza alcune ostentazione si impose nella società come artista affermata e madre di famiglia, una particolarità nello scenario dell’epoca ed un esempio per tutte le donne di oggi.

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