Tra mistero e realtà: la morte di Elisabetta Sirani

Elisabetta_Sirani_AutoritrattoAgosto 1665, la giovane artista di fama internazionale Elisabetta Sirani inizia a stare male. Lamenta atroci fitte al ventre e i dolori non fanno che peggiorare.

Giovane, famosa, in soli dieci anni raggiunse una tale popolarità che pochissimi altri artisti possono dire di aver avuto all’epoca. Esponente dell’arte bolognese e delle artiste donne, fondatrice di una scuola d’arte per fanciulle, in tutte le corti d’Europa c’era almeno una sua opera  e tanti furono i nobili che le fecero lauti doni per i suoi servigi, come Cosimo de Medici che in cambio di un quadro, le donò una croce tempestata da 56 diamanti, dono che venne posto nell’“Armadio dell’Ammirazione”, zeppo d’oggetti preziosi donati alla figlia e mostrato ai visitatori quasi come un reliquiario.

I dolori peggiorano, l’11 agosto accorre il medico che le diagnostica una misteriosa “distillazione di catarro”. Inutile la medicina dell’epoca, Elisabetta peggiora ancora, il 27 agosto urla dal dolore e il medico prescrive “lavativi, unzioni del corpo, vomitivi e brodi”. Non serve a nulla, i parenti della giovane raccontano che le estremità degli arti divennero scuri. Il padre impotente, vedeva svanire la propria amata figlia senza poter fare nulla.

Elisabetta Sirani – Portia wounding her thigh (1664) Di Elisabetta Sirani – [1], Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2994022

Il 29 agosto muore Elisabetta Sirani, dopo lunghe e atroci sofferenze. La zia disse che

“Dopo morta si gonfiò tutta e pareva fosse vecchia di 60 anni, e fra le altre cose gli si gonfiò anche il naso”.

Difficile poter sopportare la morte di una giovane così virtuosa e in un modo così atroce.

L’autopsia rivela una profonda ulcerazione dello stomaco e i medici suppongono sia opera del veleno. Prende avvio così uno dei casi più discussi e dibattuti dell’epoca, la giovane artista fa parlare anche da morta e si iniziano a cercare i colpevoli.

Dapprima una sua allieva Ginevra Cartofoli accusata per via di una presunta rivalità in amore, ipotesi scartata quasi subito. I sospetti seguono la pista dell’invidia, si pensa addirittura al padre anche se era improbabile visto il tanto amore che aveva per la figlia. Successivamente una svolta, il padre della Sirani accusò Lucia Tolomelli, domestica di casa, dei testimoni infatti l’avrebbero vista comprare una “venefica polvere rossa” e metterla nella cena di Elisabetta. Prende avvio il processo che durò un intero anno in cui la domestica venne rinchiusa interrogata e torturata, e si concluse con l’esilio della Tolomelli nonostante le conclusioni dei patologi  parlassero di morte da ulcera perforata a causa di stress e troppo lavoro.

Difficile sapere la verità visti gli scarsi risultati della medicina dell’epoca. Probabilmente il tanto lavoro e la vita febbrile condotta da Elisabetta con la complicità del padre, fu una causa anche se la sua morte rimane ancora nel mistero.

Tra mistero e realtà: la morte di Elisabetta Sirani
Elisabetta Sirani – Cleopatra Di Elisabetta Sirani – Opera propria Warburg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7132443

Fu un giallo che appassionò molto all’epoca, un mistero ancora irrisolto o una realtà difficile da comprendere, una spiegazione per poter sopportare la morte prematura di un’artista di fama internazionale, così amata e venerata che i funerali furono “lacrimosi e solenni come quelli d’una santa papessa” come racconta Malvasia.

Una morte inaspettata che lasciò un grande e prematuro vuoto nella vita della Bologna seicentesca e nell’arte. Le sue opere però fanno rivivere il genio di Elisabetta Sirani in tutto il mondo, quel tocco dolce e aggraziato, quello stile innovativo che rivoluzionò l’arte bolognese dell’epoca, una grande donna che dedicò tutta la sua vita all’arte.

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