Leonor Fini: artista a tutto tondo, gattara per vocazione

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Leonor Fini by Dora Maar,1936 Fonte: blogger.centoparole.it

Nata il 30 agosto del 1907 a Buenos Aires dove viveva il padre. Lolò, così la chiamavano in famiglia, ebbe una vita ricca, colorata, una vita piena che donò a questa artista a tutto tondo quell’anima anticonformista e cosmopolita che trasmise anche nei suoi quadri e nei suoi lavori.

Contesa dai genitori separati da piccola, il padre tentò anche di rapirla e la madre la travestiva da maschietto per nasconderla. Leonor adottò anche in futuro il travestimento e amava farsi fotografare con maschere e trucchi stravaganti.

Una bambina caparbia che non amava la scuola, che venne spesso espulsa e non amava studiare. Apprese l’arte praticamente da autodidatta grazie anche ad un ambiente culturale florido come quello di Trieste.

Tra i suoi mentori ebbe Achille Funi che la introdusse nell’ambiente artistico milanese. Negli anni Trenta si trasferì a Parigi e inizia la vera vita artistica divisa tra l’amore per l’arte e per gli artisti. Tanti i flirt e le storie d’amore, ricordiamo Max Ernst ma anche tantissimi altri artisti. Era una bella donna, provocatoria, appariscente e piaceva. Conobbe tantissime personalità illustri nei suoi viaggi e si fece fotografare dai fotografi e fotografe più noti dell’epoca. Allo scoppio della guerra, cercò di sfuggirle viaggiando molto e ritornò in Italia solo ad armistizio firmato. Non si stabilì mai per tanto tempo in un solo posto, era un’anima nomade e amava viaggiare. Dal 1954 trascorse le estati a Nonza in Corsica dove acquistò un vecchio monastero in rovina e lo ristrutturò trasformandolo in casa abitabile, tra i frequentatori di questa casa/monastero ci sono Andy Warhol, Elsa Morante, Federico Fellini, Jean Genet.

Chi la definisce solo surrealista, non conosce appieno l’arte di Leonor Fini. Di sicuro gli ambienti surrealisti l’hanno influenzata ma le sue opere rappresentano uno stile tutto personale, unico e particolare. I suoi quadri sono ambigui e misteriosi, seducono e sconvolgono l’occhio delle persone, proprio come l’artista stessa, e forse è per questo che colpiscono tanto. Rappresenta appieno i cambiamenti artistici/culturali del Novecento, gli sconvolgimenti mentali e ambientali del secolo e tutto intorno a lei è fonte di ispirazione.

Dipingo quadri che non esistono e che vorrei vedere” (“Le livre de Leonor Fini”, 1975)

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Portrait de femme, 1941, self portrait.

La figura umana spicca nei suoi quadri e se in quelli più surrealisti sono evidenti anche gli ambienti e i dettagli, nei ritratti (fatti soprattutto nel periodo romano) è ben chiaro il suo stile originale.

Arte, artisti, fotografia, travestimenti e scrittura tra libri e lettere e per ultimo ma non per questo meno importante, la passione per i gatti. Leonor sostiene che “il gatto è il migliore mediatore e il più accessibile tra noi e la natura.”, in una lettera ad Elsa Morante in cui Lolò scrisse: “Anche i tuoi gatti tirano fuori la lingua quando si gratta loro la fine della groppa?” (Le livre de Leonor Fini, 1975). Appassionata di gatti come Elsa Morante e Anna Magnani sue amiche e corrispondenti di penna e spesso ne parlavano, tutte e tre chiamate le gattare. Leonor amava i gatti e travestirsi da gatto e in molte sue opere sono raffigurati i gatti.

Dal 1992 si ritirò in una fattoria di campagna a Saint-Dyé-sur-Loire. Morirà poi il 18 gennaio del 1996 a Parigi nella sua casa di rue de la Vrillière.

Tanti i riconoscimenti per questa enigmatica artista anche se la storia dell’arte ancora fatica a ricordarsela in tutta la sua originalità.

 

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