meret-oppenheim theredlist.com heinz-gunter-mebusch-june-1980
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Méret Elisabeth Oppenheim, riduttivo definirla solo surrealista, in realtà le sue opere non possono essere etichettate in alcun modo se non definendo uno stile tutto personale che questa artista d’avanguardia ha sviluppato e variato nel corso della sua vita. Impossibile non ricordare e non citare la sua opera più celebre, colazione in pelliccia, una delle opere simbolo del movimento surrealista in cui si uniscono il nuovo approccio del ready-made, la volontà di ribaltare ed indagare i significati e l’uso della sessualità. Méret era un vulcano di idee, fu protagonista del nascente surrealismo, conobbe le personalità di spicco del momento, strinse con loro intime amicizie, triangoli amorosi e scandali velati.

Nacque il 6 ottobre 1913 da padre tedesco e madre svizzera. Allo scoppio della prima guerra mondiale suo padre venne chiamato al fronte e lei con la madre ed i fratelli si trasferì in Svizzera, territorio di avanguardie con cui la giovane aspirante artista entrò in contatto oltre a vedere con i suoi occhi la rivoluzione culturale in atto in quel periodo.

Appena maggiorenne si trasferì, nel 1932, a Parigi, città sfavillante dove conobbe Hans Arp e Alberto Giacometti che la introdussero negli ambienti delle avanguardie e del Surrealismo e qui incontrò altri artisti del calibro di Duchamp, Max Ernst, Man Ray, Francis Picabia. La loro conoscenza non solo fu indispensabile per elaborare un suo personale tipo di arte, ma fu soprattutto importante per la sua vita, intrecciando relazioni amorose con Ernst, Ray e stringendo grandi amicizie tra cui ricordiamo anche Leonor Fini.

Nel 1936 la sua opera più nota: Object (La Déjeuner en furrure) dove la tazza piattino e cucchiaino usate apposta per la colazione sono state rivestite da uno strato di pelliccia e un’altra opera controversa Ma Gouvernante (My nurse) titolo controverso davvero per un’opera che mostra un paio di scarpe da donna capovolte e poste su un piatto da portata con due fiocchetti ai tacchi a “mo” di pollo arrosto. Le sue opere attraversano la dimensione dell’arte del surrealismo e della stravaganza, si interrogano della vita e della morte, sono opere uniche nel loro genere, dimostrazione di una grande abilità e genialità nell’interpretazione della realtà che non ha mai perso nemmeno nel periodo della sua dura depressione.

Da ricordare sono anche i progetti per opere pubbliche, per lo più fontane, tra le quali solo una a Berna venne effettivamente realizzata e non con poche critiche anzi!!

Object (Le_Déjeuner_en_fourrure) https://commons.wikimedia.org/ wiki/File%3AObject_(Le_D%C3% A9jeuner_en_fourrure).jpg
Object (Le_Déjeuner_en_fourrure)
https://commons.wikimedia.org/
wiki/File%3AObject_(Le_D%C3%
A9jeuner_en_fourrure).jpg

Ma il fil rouge che collega l’arte di Oppenheim è senza dubbio la femminilità e la sensualità del corpo femminile, vista in tutte le sue forme e i suoi aspetti più simbolici, da mera rappresentazione a naturale godimento per le persone. Opere spesso non approfondite e mal interpretate che solo uno sguardo attento permette di comprendere nella loro complessità ed interezza.

Morì a Basilea il 15 novembre 1985, dopo una lunga vita portata avanti a pane e arte, una vita che influenzò il secolo e gli artisti di quel periodo come solo pochi fecero.

Di lei il poeta André Pieyre de Mandiargues scrisse:

« Per Méret Oppenheim l’arte è inseparabile dalla vita di tutti i giorni… ed entrambe sono caratterizzate dal contrasto fra il faceto ed il serio intesi nel loro senso più estremo, da uno stupefacente miscuglio di dolcezza e di durezza sentite, con la stessa intensità… Méret… nutre per la natura un interesse appassionato, ma è importante sottolineare che la sua tenerezza e la sua curiosità si rivolgono di preferenza a ciò che vi è più di inquietante e di ripugnante (per gli uomini comuni)… Lontana da un cieco realismo a metà strada fra l’astrazione e la figurazione poetica… Méret ci fa intravvedere i rapporti molto antichi che intercorrono fra le forme del mondo esterno e i movimenti di ciò che s’è convenuto chiamare l’anima umana. L’humour sottolinea in questo caso la profondità della visione. »

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