Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella.

La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova veste di semente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.

Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
d’acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.

Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l’anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.

Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non arrivi l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai tranquilla.

Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?
Non odi un passo fermo di soldato nella neve?
Sorella, sono i tuoi passi.

Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri si disperdano,
verranno a vedere quelli d’una volta, domani,
là dove sta bruciando il tuo silenzio.

Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorni i canti della tua bocca
nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.

Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
polverose, qualcosa si mormora e passa,
qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
qualcosa si desta e canta.

Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra,
col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
Perché non muore il fuoco.”

 

Tina Modotti-ritrattoUna lunga poesia di cordoglio e amore scritta da Pablo Neruda in onore di Tina Modotti, morta il 6 gennaio 1942, lasciando un grande vuoto nella storia dell’arte e della fotografia nonchè nella causa comunista attiva a Città del Messico.

Colta da un infarto su un taxi, abbandono la sua arte prematuramente, a 45 anni. Diego Rivera accusò di omicidio l’allora attuale compagno della Modotti, Vidali, ritenendo che l’avesse uccisa in quanto testimone scomoda dei delitti commessi da lui durante la guerra civile spagnola. Molte persone tra cui anche gli amici della coppia, rifiutarono tale versione, compreso Neruda stesso. Nonostante ciò, la sua morte rimane ancora un mistero, difficile comprendere come possa essere stata colta da un infarto in quella giovane età, una donna così forte e con un cuore così intenso. La morte di Tina Modotti lasciò un vuoto enorme, ella era una donna che visse la sua vita fino in fondo, conobbe tantissime personalità di spicco artistiche, politiche, culturali, sociali. Era operaia, attrice, artista, politica, spia, militante, una vita davvero molto forte che la lasciò, nei suoi ultimi anni, stanca, sconvolta dalla guerra, amareggiata, forse depressa. I suoi occhi che hanno catturato gli aspetti rivoluzionari del Messico, forse erano troppo stanchi, avevano visto molto, troppo e immortalato tutto, gioie e dolori. Una donna che diede tanto alla storia, una storia che riconosce ancora oggi solo in parte il grande operato di questa grande artista.

Annunci