Il manifesto della libertà: Marie-Guillemine Benoist

Si era da poco inaugurato il nuovo secolo e al Salon di Parigi il pubblico era in fermento, dopo la rivoluzione francese le donne potevano esporre al Sala fianco dei colleghi uomini, che fino ad allora ne detenevano l’esclusività, e l’arte e l’abilità delle artiste protagoniste dell’epoca non si fece attendere. Tra queste Marie-Guillemine Benoist (Parigi, 18 dicembre 1768 – Parigi, 8 ottobre 1826) artista francese allieva di una grandissima ritrattista: Elisabeth Vigée-Le Brun.

Il clamore tra la folla non era solo per la presenza sempre più importante delle donne ma soprattutto per un quadro di Marie, un quadro che fece scalpore non solo per il soggetto raffigurato ma per la forte attualità gridata tra le pennellate: Portrait d’une négresse (ritratto di una giovane negra).

Di Marie-Guillemine Benoist - sconosciuta, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=407379
Di Marie-Guillemine Benoist – sconosciuta, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=407379

 

Una piccola precisazione, il termine “negra” oggi assunto in termine dispregiativo, non lo era allora, esso rappresentava il semplice appellativo con cui si identificavano le persone di colore.

Non fu solo il colore della pelle a far scalpore, ma anche la posa della giovane donna oltre che come detto prima, l’attualità di una tematica scottante del periodo (la schiavitù era stata abolita sei anni prima). La giovane donna di colore ritratta occupa quasi tutta la superficie del quadro, è posta di tre quarti, seduta, con un lungo drappo blu che scende dalle spalle e avvolta da una tunica bianca fermata in vita da una cintura rossa, un abbigliamento che richiama l’arte classica, una posa che era utilizzata per raffigurare le dame e le personalità illustri, e posta in uno scenario semplice, uno sfondo ocra, un gioco di colori contrastanti per mettere in risalto ancor di più il colore scuro della pelle.

L’Innocenza tra il Vizio e la Virtù Di Marie-Guillemine Benoist – [1], Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4946534

Il quadro fu un successo, criticato ed omaggiato, consacrò Marie al rango di grande arista. Il dipinto richiama in parte la sua formazione artistica presso Jacuqes Louis-David, fu sua allieva insieme alla sorella. I suoi soggetti furono inizialmente di carattere mitologico ed è chiara l’impronta di David nella sua prima fase, uno tra tutti in cui si evidenzia la matrice femminista è il dipinto: L’Innocenza tra la Virtù e il Vizio, in cui il vizio solitamente rappresentato da una figura femminile, è in questo caso rappresentato da un uomo mentre le altre due figure sono incarnate da due donne.

La sua arte poi mutò, forse anche in corrispondenza del matrimonio nel 1793, abbandono i temi classici e mitologici per avvicinarsi alle scene di genere e ai ritratti, iniziò ad esporre e ad ottenere una discreta fama ed ottenne una pensione governativa che le permise di aprire un suo studio riservato alle sole donne. La sua abilità la portò a lavorare su commissione di Bonaparte, allora Primo Console.

By Marie-Guillemine Benoist - The Yorck Project: 10.000 Meisterwerke der Malerei. DVD-ROM, 2002. ISBN 3936122202. Distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=147865
By Marie-Guillemine Benoist – The Yorck Project: 10.000 Meisterwerke der Malerei. DVD-ROM, 2002. ISBN 3936122202. Distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=147865

Se si può solo supporre un cambiamento di genere pittorico dovuto al matrimonio, di sicuro il marito fu la causa del suo abbandono all’arte. Con la Restaurazione, l’alta carica nel Consiglio di Stato del marito, contrastava con la figura di donna artista di Marie che fu costretta ad abbandonare l’arte e il suo percorso creativo.

Fu un vero peccato, uno dei tanti casi in cui l’uso perbenista della società si impose sulla libertà delle donne. Per questo bisogna ricordarle e per questo bisogna ricordare il grande lavoro di Marie e tra i tanti suoi dipinti, voglio soffermarmi ancora su quella donna dalla pelle scura rappresentata in modo così dignitoso, classico, elegante, un vero e proprio manifesto simbolo della lotta alla schiavitù e della lotta delle donne per la libertà. Il dipinto ora si trova al Louvre.

Peccato che due anni dopo l’esposizione al Salon, la schiavitù venne reintrodotta e quel dipinto manifesto di libertà, divenne un semplice ritratto di una artista che non dipingeva più.

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