“Guerrilla” contro l’oblio delle artiste

Era il 1989 quando le Guerrilla Girls protestavano contro il MET di New York con uno slogan davvero irriverente ma di enorme impatto:

Do Women Have To Be Naked To Get Into the Met. Museum? 1989 Guerrilla Girls null Purchased 2003 http://www.tate.org.uk/art/work/P78793
Do Women Have To Be Naked To Get Into the Met. Museum? 1989 Guerrilla Girls null Purchased 2003 http://www.tate.org.uk/art/work/P78793

A distanza di così tanti anni, la situazione è forse, un po’, leggermente, cambiata, ma la strada per far riscoprire o meglio, per dare nuova luce alle donne artiste, è ancora piena di ostacoli culturali difficili da superare.

Perché effettivamente di ostacoli culturali si parla, di una mancata apertura mentale in primis dei cosiddetti “addetti ai lavori” troppo spesso preoccupati di mantenere uno status quo sicuro in cui agire da un lato e dalla volontà di realizzare un profitto con mostre ormai troppo semplici con i soliti noti, i soliti volti, i soliti quadri ormai abusati ma che garantiscono un facile pagamento del biglietto rispetto magari ad una Caterina de Vigri o ad una Clara Peeters o ancora una Plautilla Nelli per fare un esempio recente sul blog.

Perché quando si parla di donne artiste, si tende a privilegiare pochi volti noti, innestando nella mente delle persone un’idea, l’idea che di artiste ce ne siano state poche

Un’idea malsana secondo la quale le donne, effettivamente, non sanno dipingere e non hanno un briciolo di creatività, per questo abbiamo i grandi artisti, e nei musei tutti corrono a vedere Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Monet, Van Gogh… Ma Berthe Morisot? Mary Cassatt? Sofonisba Anguissola? E le artiste che cito sono, anche se in minima parte, presenti nei libri di storia dell’arte più completi, ricordate nell’enorme panorama degli artisti uomini che implicitamente sono visti come superiori.

Questo articolo si discosta molto dai miei precedenti, più che altro perché non vuole raccontare una biografia ma porre una riflessione che in realtà dovrebbe considerarsi ormai passata ma visto lo stato dell’arte attuale, risulta ancora fortemente presente.

Per questo motivo le Guerrilla Girls, le scimmione arrabbiate, le artiste attiviste anonime, continuano a protestare, esporsi e a raccogliere – all’estero sia chiaro – un discreto seguito e consenso da parte di curatori, galleristi e collezionisti ma… in Italia?

Guerrilla Girls' Definition Of Hypocrite 1990 Guerrilla Girls null Purchased 2003 http://www.tate.org.uk/art/work/P78817
Guerrilla Girls’ Definition Of Hypocrite 1990 Guerrilla Girls null Purchased 2003 http://www.tate.org.uk/art/work/P78817

L’Italia, inutile dirlo, è il paese per antonomasia dell’arte e numerosissime artiste sono nate e si sono affermate in Italia e da qui anche nelle corti europee, eppure come è possibile che siano cadute nell’oblio?

In questo 8 marzo quindi, pongo una riflessione: dove sono finite le nostre artiste?

Tralascio in questo articolo, le motivazioni accademiche che riserverò per un altro pezzo un po’ più canonico, ma nonostante tutte le motivazioni storico-artistiche che possiamo analizzare, resta comunque un grande quesito cui è difficile rispondere.

Perché, pensando agli artisti uomini, la storia racconta delle difficoltà per esempio degli impressionisti di affermarsi all’epoca e della difficoltà di trovare un pubblico e di vendere i loro quadri, eppure ora, Monet è uno dei primissimi artisti che viene in mente… allora perché Berthe Morisot, impressionista anche lei, che esponeva con loro, non ha lo stesso riconoscimento?

Barbara Kruger - We don't need another hero
Barbara Kruger – We don’t need another hero

Manca un tassello nel grande puzzle della storia dell’arte e credo sia il compito di chi lavora nell’arte poterlo a poco a poco ricomporre, per far si che le opere delle artiste non rappresentino solo un evento speciale in una galleria, un evento temporaneo della durata di pochi mesi, ma che diventino opere parte di una collezione permanente, opere importanti, ricordate come tutte le altre, apprezzate come qualsiasi altra opera che possiamo ammirare esposta nei musei.

Quindi non un “in più”, “non un migliore di” ma ottenere un riconoscimento al pari dei colleghi uomini, pura e semplice equità.

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