Tamara de Lempicka: la regina dell’Art Déco

Tamara de Lempicka (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980) è tra le più amate e conosciute artiste contemporanee, lo stile inconfondibile dei suoi ritratti, l’attenzione al dettaglio e quella spiccata personalità che l’ha resa famosa in tutto il mondo

Tamara de Lempicka - fotoRicordo ancora quando andai alla prima mostra su di lei, a Verona nel 2015, una mostra meravigliosa a cura di Gioia Mori. Un’esposizione completa della sua vita e opere e gran finale con importantissimi abiti d’alta moda dell’epoca.

Ho sempre amato questa grande artista sin da quando l’ho incontrata per la prima volta nei libri di storia dell’arte e ho amato subito il suo stile a dir poco inconfondibile, ricco di fascino e glamour.

Ciò che apprezzo e che mi ha sempre incuriosito di Tamara è la sua grande abilità nel costruire una propria brand image, si è costruita un personaggio, modificava dettagli della sua vita per renderla più accattivante, diceva di essere nata nel 1902 ma fu sempre caparbia e pronta ad ottenere ciò che voleva.

Autoritratto sulla Bugatti verde

Viaggiò per mezza Europa, Stati Uniti e Messico, intreccia molte relazioni sia con uomini che con donne, e si afferma con quell’immagine di donna vamp, affascinate e misteriosa.

Quando ho iniziato a studiarla, mi ha sempre fatto sorridere un avvenimento del 1924. Tamara era a Parigi in quel periodo e li conobbe Marinetti, il fondatore del futurismo, e insieme decisero di dare fuoco al Louvre! Il colpo fallì miseramente nel commissariato, dove andarono a ritirare la macchina di Tamara perché l’aveva parcheggiata in sosta vietata.

Si dedicò sempre all’arte, quasi da mettere in secondo piano la figlia e il marito. Di certo la sua vita era tutto tranne che equilibrata, relazioni extraconiugali, l’uso della cocaina, le pochissime ore di sonno indotte dalla valeriana e le eterne sedute di lavoro ascoltando a tutto volume Wagner, beh, ammettiamolo, non era una donna semplice!

Ritratto di Kizette, la figlia di Tamara

Fece tantissime mostre, soprattutto in Francia a Parigi, la sua fama crebbe sempre più, così come il suo fascino ma il divorzio dal marito la atterrì, sebbene si mostrò sempre forte, era in realtà molto depressa e nel 1935 la depressione si aggravò e si ritirò per un periodo di cure.

Nonostante il dramma interiore, non smise mai di dipingere, di viaggiare e fare mostre, di concedere interviste e mostrarsi al pubblico, probabilmente questa era la sua cura. Nonostante una vita ricca e una famiglia numerosissima, il suo interesse per l’arte passò sempre avanti a tutto e tutti. Non mi dilungherò nella miriade di matrimoni, divorzi e vicissitudini famigliari degne di una trama di Beautiful, vi lascio il link alla biografia dettagliatissima curata da Gioia Mori.

Giovane fanciulla con i guanti (Jeune fille aux gants)

Nel 1974 l’arteriosclerosi peggiora, così come la depressione, e gli avanti e indietro dagli ospedali diventarono routine. La sua fama era alle stelle ma la salute non migliorava, non voleva stare sola e si lasciò sopraffare dall’amarezza soprattutto nello stilare il testamento che modificherà più e più volte.

Morì nella notte del 18 marzo 1980 per via delle difficoltà respiratorie: doveva dormire con la maschera dell’ossigeno ma la trovarono senza.

Dopo la messa, le sue ceneri vengono sparse sul vulcano Popocatepetl secondo le sue volontà. Nonostante la tragica scomparsa, non morirà mai il suo mito e nemmeno le sue opere, simbolo, ancora oggi, di emancipazione femminile, fascino e glamour.

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