Artemisia Gentilschi: l’artista dal forte realismo

Artemisia Gentileschi_autoritratto come pittura
Artemisia Gentileschi – The Athenaeum: Home – info – pic, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11871945

Oggi ho deciso di parlare di una delle artiste che più amo in assoluto, Artemisia Gentileschi, non solo perché oggi ricorre l’anniversario della sua nascita ma anche perché la sua vita, le sue battaglie e la sua arte ripercorrono i tempi e rappresentano un manifesto dei giorni d’oggi.

Artemisia, classe 1593, mostra le sue doti artistiche si da giovane, distinguendosi dai suoi fratelli più giovani, e fece il suo apprendistato nella bottega del padre, Orazio Gentileschi  anche lui artista nella fervente città romana.  Il suo talento unito alla mente aperta del padre che le insegnò i primi rudimenti ed i segreti del mestiere, hanno reso Artemisia un’artista conosciuta nello scenario artistico romano, apprezzata da molti artisti suoi contemporanei tra cui Michelangelo Merisi (Caravaggio) cui lei si ispirò per alcune delle sue tele più conosciute.

L’episodio che la portò tristemente a farsi conoscere ad un vasto pubblico non solo di mecenati ed artisti e che allo stesso tempo la portò ad essere screditata fu lo stupro che subì nel 1611.

Se anche ai giorni d’oggi gli stupri sono vissuti con vergogna e senso di disonore, figuriamoci nel 600, periodo in cui la donna viveva una condizione passiva e in cui iniziare una propria professione, sebbene non fosse una novità per il periodo, risultava sempre un fattore discriminante per una donna.

Gentileschi_Artemisia_Giuditta_e_Oloferne
Artemisia Gentileschi – Web Gallery of Art:   Image  Info about artwork, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3129754

Tutto ciò, non fermarono Artemisia ed il padre a denunciare lo stupratore e portarlo al processo, un estenuante periodo in cui la giovane artista dovette difendersi dalle accuse più infamanti, colpevole di volersi affermare come artista in un modo controllato dalla misoginia. Riuscì a vincere il processo contro il suo stupratore, Agostino Tassi, un processo difficile, una vicenda così forte che secondo gli studiosi e gli psicologi, Artemisia la trasferì sulla tela, prendendosi una seconda vittoria sul suo stupratore. Nel crudo realismo di Giuditta ed Oloferne, il volto della Giuditta pare ricordare quello dell’artista diciassettenne mentre Oloferne in una smorfia agghiacciante, ricorda il volto del suo stupratore. Un’opera tra le più famose, che ricorda molto l’omonima opera di Caravaggio ma dotata di una potenza ancora più sconvolgente. Ormai il discredito a Roma era grande e fu costretta a trasferirsi  e rimediare con un frettoloso matrimonio, per procede con il lavoro da artista.

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Artemisia Gentileschi – http://www.museumsyndicate.com/item.php?item=26954https://picasaweb.google.com/lh/photo/vLoMRu1PcbSaDYUKQ0cZGdMTjNZETYmyPJy0liipFm0?full-exif=true, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10590806

Nulla la frenerà, Artemisia fu sempre una donna combattente, a Firenze fu la prima donna ad entrare nell’Accademia delle arti e del disegno, viaggiò nella penisola per assolvere alle commissioni che ottenne e dipinse anche per Carlo I alla corte di Londra, il sovrano era incuriosito dalla fama di Artemisia, infatti non è un caso che nella sua collezione fosse presente il suo famoso Autoritratto in veste di Pittura.  Artemisia ebbe dunque  una sua attività durante il periodo londinese, che continuò per un po’ di tempo anche dopo la morte del padre nel 1639. Dalle lettere che sono rimaste fino a noi, sappiamo che nel 1649, l’artista era ritornata a Napoli, dove risiedette stabilmente con marito e figlie e lavorò per uno dei suoi più importanti mentori e committenti Antonio Ruffo di Sicilia. La sua fama di artista crebbe sempre più, diventando un simbolo dell’emancipazione femminile.

Artemisia morì nel 1653.

È un peccato riscontrare che alla sua morte, fu difficile preservare il suo genio, soprattutto nella penisola italiana, una buona parte delle sue opere è all’estero infatti.

Un’artista che precorre i tempi ma che ha un esiguo se non nullo spazio sui libri di storia dell’arte e che nei primi anni del ‘900 veniva addirittura criticata dai critici d’arte, ovviamente uomini, scrive infatti Longhi: « Chi penserebbe infatti che sopra un lenzuolo studiato di candori e ombre diacce degne d’un Vermeer a grandezza naturale, dovesse avvenire un macello così brutale ed efferato […]Ma – vien voglia di dire – ma questa è la donna terribile! Una donna ha dipinto tutto questo? »

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Artemisia Gentileschi – http://artchive.com/artchive/G/gentileschi/gent_judith.jpg.html, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1292311

A nulla valsero i riconoscimenti contemporanei: un asteroide, un cratere su venere e un aereo della compagnia di Alitalia, apprezzabile lo sforzo ma per un’artista, basterebbe semplicemente essere ricordata in quanto tale, insieme e al pari dei suoi colleghi uomini.

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